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The Other Shape of Things

ENGITA


The Other Shape of Things (L’altra forma delle cose), 2017-in corso. Gruppi scultorei in plastica ABS e PLA realizzati con scanners e stampanti 3D a partire da oggetti trovati. 

“The Other Shape of Things” (“L’altra forma delle cose”), consiste in una serie di sculture processuali. Il punto di partenza di questo lavoro è una collezione di centinaia di ‘oggetti sbagliati’: stampe 3D che ho collezionato prima che venissero distrutte. Questi oggetti provengono da laboratori stampa sparsi per il mondo e sono stati considerati  ‘sbagliati’ per varie ragioni: distorsioni strutturali, errori di progetto, imperfezioni estetiche ed altri glitch di vario tipo.

Per realizzare i miei gruppi scultorei digitalizzo ciascun ‘oggetto sbagliato’ utilizzando uno scanner 3D. Poi, dopo averne ottenuto una copia digitale, utilizzo una stampante 3D per ristamparlo, producendo così un secondo oggetto. Questo secondo oggetto, a sua volta, viene scansionato, digitalizzato, e ristampato, dando vita ad un terzo oggetto. Dopo ogni passaggio, la mediazione e traduzione da digitale a fisico e da una tecnologia all’altra (scanner 3D, software e stampante 3D) produce ulteriori glitch, incomprensioni e imprevedibili distorsioni. Il processo di riproduzione di ogni ‘oggetto sbagliato’ viene concluso quando la serie di sculture da esso derivata risulta soddisfacente. Non appena una serie di sculture è completa ricomincio il processo a partire da un altro ‘oggetto sbagliato’, dando così inizio alla produzione di un nuovo gruppo scultoreo.


VISTA DELL’INSTALLAZIONE A GALLLERIAPIÙ


DETTAGLI


PROCESSO PRODUTTIVO:

 

  1. Contatta laboratori di stampa 3D sparsi alla ricerca di ‘oggetti sbagliati.’
  2. Acquisisci tutti gli ‘oggetti sbagliati’ disponibili.
  3. Organizza tutti gli oggetti acquisiti archiviandoli in base alle loro forme, colori, tipologie e imperfezioni tecniche.
  4. Scegli un oggetto per dare avvio alla prima serie di sculture (per esempio, le mie prime quattro serie hanno preso avvio da quattro ‘teschi sbagliati’).
  5. Usa lo scanner 3D (David SLS 3D Scanner) dell’ Harvard Graduate School of Design Fabrication Lab per acquisire un modello digitale dell’oggetto scelto.
    1. RISULTATO: il modello digitale prodotto dallo scanner 3D presenterà nuovi glitch e distorsioni.
  6. Usa una stampante 3D (io ho usato una Monoprice MP Select Mini ed il software Ultimaker CURA) per stampare il modello digitale acquisito con lo scanner.
    1. RISULTATO: l’oggetto stampato presenterà altri glitch e distorsioni. Alcuni glitch corrisponderanno a criticalità già presenti nel modello digitale ed all’impossibilità della stampante 3D di replicare alcune caratteristiche del modello (ad esempio spazi vuoti o protuberanze causate dall’incapacità dello scanner 3D di ‘leggere’ certe superfici concave o convesse o di replicare forme troppo sottili); altri ancora risulteranno da un imperfetto funzionamento della stampante 3D (estrusioni troppo abbondanti, ostruzioni dell’estrusore, surriscaldamenti, raffreddamenti del piano di stampa, slittamenti, graffi sulla superficie di stampa, ecc.).
  7. Prendi l’oggetto stampato in 3D e sottoponilo allo scanner 3D, ricominciando il processo dal punto 5.
  8. Continua a replicare ogni nuovo oggetto stampato in 3D fino a quando soddisfatto dalla risultante serie.
  9. Non appena una nuova serie è completa ricomincia il processo dal punto 4.

EXHIBITIONS

  • (upcoming) Artissima 2018. GALLLERIAPIÙ, Turin, Italy.
  • (2017 – Solo Exhibition) RE-CAPTURE: Room(s) for ImperfectionGALLLERIAPIÙ (part of THE WRONG – New Digital Art Biennale), curated by Federica Patti, Bologna, Italy

(Selected) BIBLIOGRAPHY:

 

Low Form. Imaginaries and Visions in the Age of Artificial Intelligence. 
“Emilio Vavarella: Visual Essay”
Catalogue of exhibition at MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo. Published by CURA. 2018. (ita-eng)
Wall Street International Magazine
“Re-Capture. Room (s) for Imperfection. Solo show di Emilio Vavarella”
2017. (ita)
Artribune
“Errori e tecnologia: Emilio Vavarella a Bologna”
2017. (ita)
ATP DIARY
“Intervista con Emilio Vavarella”
2018. (ita)

 

EXIBART
“EMILIO VAVARELLA, RE-CAPTURE:ROOM(S) FOR IMPERFECTION”
2018. (ita)
Curatorial text.
“RE-CAPTURE: Room(s) for Imperfection” by Federica Patti.
2017 (ita-eng)
Juliet Art Magazine
“Emilio Vavarella: RE-CAPTURE: Room(s) for Imperfection”
2017. (ita-eng)

 


+ SPECIAL THANKS:

  • Sviluppato con il supporto di un Critical Media Practice Mellon Grant elargito dal Film Study Center at Harvard University e con il supporto aggiuntivo di GALLLERIAPIÙ.
  • Supporto per lo scanner 3D è stato offerto da Rachel Stefania Vroman, Noam Saragosti, Christopher Hansen, James David Moffet III, Sejung Song, e Anthony Natale all’Harvard GSD Fabrication Lab.
  • Un ringraziamento speciale ai seguenti individui e laboratori stampa: 3D Transformations, 3DME, Alex Myers, Amor Danato, Andrew DeGonge, Andy Perkins, Armature Nine, Ben’s Hub, Blown454, Brian Minie, Brian’s Hub, Burak Bingollu (Mappleseed), Chris Digiacomo (Digi-Akimo), Corey Dollar, Dennis Harroun (Mana Digital), Devin Brown, Edison DDDesign, Emmanuel Giloz, Empirical Innovation, Fred Kahl Freidini, FROST, Jacob Blumberg, Jeremie François, JMO Technology, Joe Rizo, Joe Szilvagyi, Jon Cobnut, Josh Bernstein’s Hub, Juan Navarro, LePhilip, Makei, MakeLab NYC, Matt’s Hub, Matteo Forgione (Forgione Engineering, Inc.), Michael Weibel, MONO’s Hub, Newton Library (Masachussets), Openly, Paul Pape Designs, Peter Tolmie, PLV Concept’s Hub, PLV Hub, Ryan Clark, Sam Froud, Scott Janousek, Shannon Klappstein, Solution Nexus Hub, Stephen Somers, Todd Schlemers, Uni-t, Viriya, Voodoo Manufacturing, Voxel8, Z3D e Zack Dowell.
  • Le foto dell’installazione sono state scattate da Stefano Maniero.