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The Other Shapes of Me

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The Other Shapes of Me è una serie di opere che investigano le origini della tecnologia binaria e le sue più recenti applicazioni: dalla tessitura alla programmazione, agli algoritmi, ai software, ai processi di automazione, fino alla completa digitalizzazione di un essere umano.  La serie include la video installazione rs548049170_1_69869_TT (The Other Shapes of Me); il film Genesis (The Other Shapes of Me); la serie di arazzi di medie dimensioni Sections (The Other Shapes of Me); la serie di arazzi di piccole dimensioni Samples (The Other Shapes of Me); e il libro d’artista rs548049170_1_69869_TT, pubblicato da Mousse.


rs548049170_1_69869_TT (The Other Shapes of Me)

rs548049170_1_69869_TT (The Other Shapes of Me), 2020-2021. Video installazione composta da uno telaio Jacquard modificato (X:300; Y:13; Z:173 cm); un tessuto (X:60; Y:8.300 cm, fibre di cotone, filo dell’ordito: bianco, filo della trama: nero, pattern in scala di grigi, arrotolato su un subbio); e un film (4K UHD video, 00:21:36, aspect ratio: 16:9, b/n, suono). Misure dell’installazione: X:300; Y:313; Z:173 cm

rs548049170_1_69869_TT è la prima opera della serie The Other Shapes of Me. È una grande installazione basata sulla conversione del mio codice genetico in tessuto, effettuata da mia madre utilizzando uno dei primi computer d’epoca industriale: il telaio Jacquard del diciannovesimo secolo. Il titolo dell’opera si riferisce alla prima linea di testo risultante dalla genotipizzazione del mio DNA. L’opera finale è costituita da un telaio Jacquard modificato per ospitare un video del processo produttivo dell’opera ed il monumentale che ne risulta.

Il tessuto prodotto risponde in modo diretto alle possibilità di tessitura del vecchio telaio Jacquard utilizzato da mia madre. L’altezza del tessuto, ovvero il lato corto, corrisponde a sessanta centimetri, ampiezza fisica massima raggiunta dal telaio utilizzato. La lunghezza, invece, è stata dettata dalla capacità del telaio di comprimere, nella maniera più fitta possibile, tutti i miei dati genetici in un preciso intreccio di trama e ordito. Questo processo, al limite della capacità fisica del telaio, ha portato a un tessuto di circa ottantatre metri. Le scelte cromatiche adottate per la codifica del mio patrimonio genetico rispondono alla capacità del telaio di intrecciare un filo monocromatico, in questo caso nero, a un ordito, in questo caso bianco, ottenendo oltre al bianco e al nero anche una scala di grigi. Il particolare intreccio di fili, infine, è stato determinato dalla volontà di produrre un tessuto potenzialmente (ri)convertibile in codice genetico. Dunque un design che non è semplicemente visualizzazione, ma che corrisponde a una codifica potenzialmente decodificabile. Sarà tecnicamente possibile, in qualsiasi momento, ricostruire il mio patrimonio genetico ripercorrendo il tessuto e ricavando da esso quella matrice computazionale che è l’anello di congiunzione tra i fili di cotone che lo compongono e la materia di cui io sono composto.


Genesis (The Other Shapes of Me)

Genesis (The Other Shapes of Me), 2021. Film, 4K UHD video, 00:21:36, aspect ratio: 16:9, b/n, suono. 

Genesis è contemporaneamente un film d’arte e una parte della video installazione rs548049170_1_69869_TT. Il film documenta un lungo processo performativo durante il quale un grande tessuto che codifica e contiene tutte le mie informazioni genetiche viene prodotto da mia madre utilizzando uno dei primi computer della storia, il telaio Jacquard. Focalizzandosi sui piccoli gesti di mia madre, e sui movimenti automatici del telaio meccanico, Genesis offre una riflessione sul rapporto tra vita, informazione e riproducibilità tecnica, e sulla relazione tra vita biologica, meccanica e computazionale.

Il film nasce dalla volontà di catturare il flusso di emozioni umane e pulsioni meccaniche innescate dal mio progetto. Da un punto di vista pratico, il medium filmico si è rivelato quello più adatto ad evidenziare la cura e la bellezza del lavoro di mia madre, e quello più capace di catturare la complessità del processo produttivo e la sua atmosfera fugace. Da un punto di vista concettuale, il film esplora il rapporto tra tessitura e computazione, collegandosi al fatto che, ad inizio Novecento, l’informatica e la tessitura hanno condiviso le stesse tecniche di programmazione. Genesis vuole essere un omaggio al lavoro delle tante tessitrici che hanno contribuito all’avvento della tecnologia digitale. Ma è soprattutto un omaggio a mia madre ed al suo lavoro, tanto quanto il suo lavoro è un tributo al nostro legame affettivo. In questo senso Genesis è un’opera in cui la dimensione storica si intreccia a quella personale. E’ un film sulle origini della vita e della tecnologia digitale, è un ritratto di mia madre, ed è anche un autoritratto in cui non appaio esplicitamente pur essendo sempre presente.


Sections (The Other Shapes of Me)

Sections (The Other Shapes of Me), 2021. Sezioni del codice genetico dell’artista, arazzo Jacquard policromo in scala RGBY-BLK, fibre sintetiche, artbox in alluminio, altezza: 182cm, larghezza variabile. 

Le opere nella serie Sections (The Other Shapes of Me)  sono arazzi di medie dimensioni che spingono al limite la capacità di tessitura di moderni telai Jacquard a controllo elettronico. Ho compresso il mio codice genetico alla più alta risoluzione tecnicamente possibile, trasformandolo in un arazzo policromo la cui dimensione verticale corrisponde alla mia altezza. Ho poi diviso questo tessuto in una serie di opere, ciascuna tanto alta quanto me, che corrispondono a sezioni specifiche del mio DNA.

Il particolare intreccio di fili è stato determinato dalla volontà di produrre un tessuto potenzialmente (ri)convertibile in codice genetico. Dunque un design che non è semplicemente visualizzazione, ma che mantiene una diretta corrispondenza tra i fili sintetici che lo compongono e la materia di cui io sono composto.


Samples (The Other Shapes of Me)

Samples (The Other Shapes of Me), 2021. Campioni di codice genetico dell’artista, arazzi Jacquard policromi montati su aludibond, fibre sintetiche e naturali, plexibox, dimensioni X:20; Y:20; Z:6 cm; e X:30; Y:40; Z:6 cm

Le opere della serie Samples (The Other Shapes of Me)  sono arazzi Jacquard di piccolo formato. Ciascun arazzo corrisponde ad un mio campione di DNA visualizzato attraverso processi eterogenei di elaborazione digitale e prodotto su un moderno telaio Jacquard a controllo elettronico.


rs548049170_1_69869_TT (Mousse Publishing)

rs548049170_1_69869_TT, Mousse Publishing, 2020. Edito da Emilio Vavarella, Paolo Mele e Claudio Zecchi. Inglese, Italiano. 192 pagine. Copertina morbida, 12 x 16 cm, ISBN 9788867494293

Un libro d’artista, pubblicato da Mousse Publishing, espande i temi e gli obiettivi del mio progetto. Include una documentazione fotografica del lavoro e altri materiali visivi, oltre ai contributi teorici di quindici personalità del mondo dell’arte, della filosofia, della bioingegneria, della teoria dei media e della storia della scienza e della tecnologia: Lorenzo Balbi, George M. Church, Francesco Giaquinto, Ellen Harlizius-Klück, Sabine Himmelsbach, Paolo Mele, Stephen Monteiro, Carla Petrocelli, Davide Quadrio, Eugene Thacker, Ed Regis, Emilio Vavarella, Devin Wangert, Ursula Wolz, e Claudio Zecchi.


Studi preparatori

La serie The Other Shapes of Me è stata presentata attraverso una trilogia di mostre a cura di Ramdom. Le prime due, Ideas, Hypotheses, Assumptions and Objects (luglio-settembre 2020, Gagliano del Capo), e Errors, Limits and Malfunctions (gennaio-febbraio 2021, Shanghai) hanno fatto il punto sulla mia ricerca e sul mio metodo di lavoro. Questo lavoro è culminato in una terza mostra, intitolata rs548049170_1_69869_TT (The Other Shapes of Me): Sourcecode (maggio-luglio 2021, GALLLERIAPIÙ, Bologna), che presenta per la prima volta la serie nella sua interezza.

Durante la fase di ricerca propedeutica al progetto, mi sono focalizzato sulla storia dell’industria tessile e dell’informativa. La scoperta che all’inizio del secolo scorso informatica e tessitura hanno condiviso le stesse tecniche di programmazione è stato il primo parallelismo che ha catturato la mia attenzione. Il secondo parallelismo, legato al tema del lavoro femminile, riguarda tanto il tradizionale mondo domestico della tessitura quanto quello delle prime programmatrici e operatrici di macchine computazionali. Infine, tornando alle più recenti applicazioni dell’informatica, mi interessa l’idea del cosiddetto “codice della vita”. Il codice genetico, infatti, altro non è che il risultato di una codifica, effettuata da tecnologie binarie identiche a quelle dei primi telai tessili, delle informazioni contenute all’interno delle nostre cellule. Un’altra riflessione mi ha guidato in questo processo, ovvero la realizzazione che DNA e tessuto condividano un’interessante qualità. In entrambi i casi la loro struttura materiale non fa da supporto a delle informazioni che vi vengono “applicate sopra” – come potrebbe essere per i media pittorici, fotografici o letterari. Struttura e informazione, tanto nel tessuto quanto nel DNA, sono un tutt’uno. Non rappresentano informazioni, ma le presentano, in una perfetta omologia tra forma e contenuto. Da qui l’idea di processare il mio codice genetico, con il fondamentale apporto di mia madre, utilizzando il telaio Jacquard.


DIETRO LE QUINTE

La produzione del tessuto rs548049170_1_69869_TT , ad opera di mia madre, è avvenuta nel 2020 all’interno della Tessitura Giaquinto a Gagliano del Capo (LE). La seguente documentazione fotografica ritrae le sue fasi più salienti.

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PENSARE IL PENSIERO: CONSIDERAZIONI PERSONALI E NOTE DI PRODUZIONE*

*Pub. orig. in  rs548049170_1_69869_TT (Mousse Publishing), 2020

Per migliaia di anni abbiamo intrecciato pensieri e ne abbiamo poi tirato le fila. Abbiamo seguito il filo di un discorso o spezzato il filo di un ragionamento. Abbiamo sciolto enigmi, ordito e tramato contro i nostri nemici, dato loro filo da torcere e ammirato donne e uomini tessendone le lodi. Abbiamo imparato a spiegare arazzi e abbiamo imparato a spiegarci, a ripiegare sui nostri passi, a non fare una piega o a piegarci davanti a forze di causa maggiore. Abbiamo ricoperto incarichi, e ci siamo sentiti tesi, distesi, tirati o abbottonati. Abbiamo seguito il filo della vita e del destino. Il filo di Arianna, ad esempio, nel più antico dei miti greci, marca l’idea di una vita umana in costante dispiegamento: un filo srotolato che segna un cammino da seguire. Un altro filo, quello del destino, era secondo i Greci nelle mani delle Moire, che così detenevano un potere incontrastato sulla vita dei mortali. La storia antica e il pensiero dei nostri antenati sono costellati di tessitura. Il mito di Aracne ha proposto per primo l’idea della tessitura come di un’arte riproduttiva, capace di attirare perfino l’ira degli dei. Il mito di Filomela ha proposto l’idea della tessitura come forma di traduzione e registrazione mediatica, dal suono al tessile. Persino i raggi del sole, nel mito baltico di Saule, erano il risultato di una tessitura. Per migliaia di anni abbiamo pensato il nostro pensiero – e letto il mondo – secondo il modello offerto da quell’insieme di tecniche culturali che fanno capo alle antiche arti tessitorie.

Sappiamo che il linguaggio di cui siamo dotati non detta solo ciò che siamo in grado di dire, ma che struttura anche lo schema attraverso cui diamo senso al mondo e alle nostre attività. Ed è quindi importante riscontrare come da qualche tempo a questa parte il modello tessile ha lentamente, ma sistematicamente, lasciato spazio a nuove forme di pensiero. È come se avessimo smesso di tessere pensieri e il nostro cervello fosse diventato qualcosa di radicalmente diverso: un complesso macchinario, un apparato informatico, un computer biologico, una scatola nera, un processore. E i nostri pensieri hanno cominciato ad assomigliare a operazioni e processi computazionali, ad algoritmi biochimici. I nostri ricordi e le nostre fantasie somigliano sempre meno a degli arazzi, magari un po’ rammendati, o a dei grovigli di idee, e invece appaiono sempre più come il risultato di un’accumulazione di informazioni che vengono acquisite, immagazzinate, processate, e che vanno a costituire quella sorta di banca dati che una volta chiamavamo memoria. Quando il talamo trasmette dati, la corteccia cerebrale li integra. Secondo questo nuovo paradigma, il nostro cervello è dotato di modelli interpretativi che analizzano le informazioni catturate dai nostri sensi. I pensieri vengono spediti e ricevuti dall’equivalente biologico di trasmettitori e server. Ogni sinapsi viene intesa secondo i termini di una funzione computazionale, e così i nostri pensieri vengono decodificati da micro-segnali elettrici all’interno di un complesso network cerebrale. Il cranio e il cervello fungono da hardware, e i processi neuronali e cognitivi fungono da software. Qualsiasi fenomeno di cui siamo consapevoli viene riletto in modalità binaria: una serie ininterrotta di input e output all’interno di un sistema di feedback loops da cui dipende la nostra supposta consapevolezza. La letteratura scientifica sulla mente umana è oggi farcita di termini quali scanning, modeling, simulating, bandwidth, information, data, programming. I nostri comportamenti non sono più minacciati dalle Moire e dal loro filo del fato: sono semplicemente riprogrammabili.

Sono convinto che così come gli antichi miti legati alla tessitura fornivano modelli funzionali di lettura del mondo, oggi nuovi miti computazionali forniscono modelli epistemologici alternativi. La tecnologia computazionale, in tutte le sue forme, ha letteralmente ristrutturato ogni nostra concezione. Il computer, nel suo farsi modello, è divenuto una lente capace di filtrare la nostra visione del mondo. Se in pieno Rinascimento Leon Battista Alberti descriveva con naturalezza la superficie del mondo come composta da “più linee, quasi come nella tela più fili accostati”, oggi ci risulta difficile non pensare a essa secondo i termini di una rete molto diversa, fatta di nodi e connessioni, di pixel, flussi informatici, codici che danno forma a simulazioni virtuali. Il “filo della vita” degli antichi Greci ha perso il suo posto privilegiato all’interno del nostro immaginario, e al suo posto si è instaurato il “codice della vita”: un codice genetico, potenzialmente decodificabile nella sua interezza, di cui la nostra vita biologica si dà come espressione diretta. La tecnologia computazionale, in altre parole, ha permesso a nuovi pensieri di essere pensati e a nuove discipline di essere sviluppate. E così, dalla robotica all’informatica, dalla neuroscienza alla bioingegneria fino alle scienze cognitive, è in corso un nuovo inquadramento tecno-scientifico di ciò che significa essere umani. Ed è all’intersezione di questi ragionamenti, a cavallo delle tecniche e delle tecnologie che vi sottostanno, che questo mio nuovo progetto prende avvio.


EXHIBITIONS

  • (2021) (Solo Exhibition) GALLLERIAPIÙ. rs548049170_1_69869_TT (The Other Shapes of Me): Sourcecode, curated by Ramdom in collaboration with MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, Bologna, Italy
  • (2021) (Solo Exhibition) Modern Art Base. rs548049170_1_69869_TT (The Other Shapes of Me): Errors, Limits and Malfunctions, curated by Ramdom and ArtHub Asia, Shanghai, China
  • (2020) (Solo Exhibition) Ramdom. rs548049170_1_69869_TT (The Other Shapes of Me): Ideas, Hypotheses, Assumptions and Objects, curated by Ramdom, Gagliano del Capo, Italy

PUBLIC EVENTS 

  • (2021) Istituto Italiano di Cultura – New York. “The Other Shapes of Art: Emilio Vavarella in dialogue with Ramdom, Stephen Monteiro and Ursula Wolz.” New York City. (online)
  • (2021) Modern Art Base. “Emilio Vavarella: The Other Shapes of Me. Virtual dialogue with Wang Weiwei and Ren Jie.” Shanghai, China.
  • (2020) Palazzo Guerrieri. “The Other Shapes of Art: Arte, DNA, tessitura e tecnologie al femminile.” Public talk, Brindisi, Italy

+INFO

  • The rs548049170_1_69869_TT (The Other Shapes of Me) project, curated and produced by Ramdom, has been awarded the VI Italian Council grant promoted by the Italian Ministry of Cultural Heritage and Activities.
  • Project partners: MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna (Italy), Arthub Asia (Shanghai, China), Film Study Center – Critical Media Practice, Harvard University (Cambridge, USA), Gallleriapiù (Bologna, Italy), Istituto Italiano di Cultura (New Delhi, India), Istituto Italiano di Cultura (New York, USA).
  • Technical partner: Tessitura Giaquinto.
  • Photo documentation production process at Tessitura Giaquinto © Alessia Rollo and Emilio Vavarella.
  • Photo documentation of the exhibition in Gagliano del Capo © Sergio de Riccardis and Emilio Vavarella
  • Photo documentation of the exhibition at GALLLERIAPIÙ © Stefano Maniero
  • Publication: MOUSSE Publishing. 
  • Media partner: ATP Diary.
  • Special thanks to: Nick Briz, Antonio Castiglioni (Antonluigi Castiglioni SAS – Jacquard Center), Studio Co-Co, Sara Fumagalli, Famiglia Giaquinto, Famiglia Ganley-Roper, Giovanna Manzotti, MUUD Film, Gabriele Panico (alias Larseen), Corrado Punzi, Marinella Raffo, Elizabeth Vavarella, Vincenzo Vavarella, and the Ramdom team.
  • rs548049170_1_69869_TT (The Other Shapes of Me) is part of the permanent collection of MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna (Italy) and was first presented during rs548049170_1_69869_TT (The Other Shapes of Me): Sourcecode, solo show curated by Ramdom at GALLLERIAPIÙ.

(SELECTED) BIBLIOGRAPHY

[CRITICAL TEXT]

Artslife – Fotoromanzo
“Emilio Vavarella: arte, errori e tecnologia. Una costante messa in discussione”
by Andrea Tinterri, May 2020 (ita)

[SOURCE]

[INTERVIEW]

ATP Diary
“Nuove ipotesi di realtà. Intervista con Emilio Vavarella (New hypotheses of reality: interview with Emilio Vavarella)”
Interview by Elena Bordignon, January 2020. (ita-eng)

[SOURCE | ARCHIVED | PDF]

[PRESS COVERAGE]

CMP – Blog
“Emilio Vavarella awarded prestigious Italian Council award”
July 2019. (eng)

[SOURCE | PROJECT]

[PRESS COVERAGE]

ATP Diary
“Ramdom a Gagliano del Capo, Lecce: fare e vivere di cultura e arte”
Interview by Elena Bordignon. 21 November 2019. (ita-eng)

[SOURCE]

[PRESS COVERAGE]

Il Manifesto – Alias
“Emilio Vavarella”
Print edition, 9 November 2019. (ita)


Il Sole 24 Ore
“Per il secondo bando Italian Council 1,9 milioni di euro”
by Marilena Pirrelli, July 2019. (ita) [SOURCE]

[ARTIST BOOK]

rs548049170_1_69869_TT
Edited by Vavarella, Emilio, Mele, Paolo and Claudio Zecchi.
MOUSSE Publishing: Milan, 2020. (ita-eng)

[PROJECT]

[PROJECT REVIEW]

ATP Diary
“rs548049170_1_69869_TT (The Other Shapes of Me) | Un progetto di Emilio Vavarella”
by Elena Bordignon, 10 July 2020. (ita-eng)

[SOURCE | ARCHIVED | PROJECT]

[INTERVIEW]

Digicult.
“Thought is my Main Medium. Interview with Emilio Vavarella | Il pensiero è il mio medium principale. Intervista con Emilio Vavarella”
by Giada Totaro, July 2020. (ita-eng)

[SOURCE (ita) | SOURCE (eng) | ARCHIVED]

[EXHIBITION REVIEW]

Artribune
“Emilio Vavarella in mostra nel Salento estremo”
by Lorenzo Madaro, August 2020. (eng)

[SOURCE (ita)]

 

[EXHIBITION REVIEW]

Nuovo Quotidiano di Puglia
“Jacquard, storia e segreti del tessuto tecnologico”
by Marinilde Giannandrea, August 2020. (ita)

[PDF]

[EXHIBITION REVIEW]

ATP Diary
“Dall’identità alle geografie artigianali: un progetto di Emilio Vavarella a Gagliano del Capo”
by Lorenzo Madaro, August 2020. (eng)

[SOURCE (ita) | ARCHIVED]

[EXHIBITION REVIEW]

Gli Stati Generali
“The Other Shapes of Me di Emilio Vavarella. Tecnologia e tradizione in Puglia”
by Zara Audiello, Septembre 2020. (ita)

[SOURCE (ita) | ARCHIVED]

[INTERVIEW]

Artribune
“Tessitura, memoria e tecnologia. Intervista a Emilio Vavarella”
by Cecilia Pavone, September 2020. (ita)

[SOURCE (ita) | ARCHIVED]

[BOOK]

Arte e tecnologia del terzo millennio. Scenari e protagonisti [Art and Technology in the Third Millennium: Landscapes and Protagonists]
Catricalà, Valentino and Cesare Biasini Selvaggi, I Quaderni della Collezione Farnesina, Vol. II, Milan: Mondadori Electa, 2020. (ita-eng)

[PDF ]

 

[EXHIBITION REVIEW]

ATP Diary
“L’arte come messaggera di possibilità. Emilio Vavarella in mostra ad Arthub, Shanghai”
Elena Bordignon talks with Davide Quadrio, 12 Jan 2021. (ita)

[SOURCE | ARCHIVED | PROJECT]

[INTERVIEW]

Juliet
“Arte, tecnologia ed errori. In conversazione con Emilio Vavarella”
Interview by Manuela Valentini in Juliet. 3 May 2021 (ita)”

[SOURCE | ARCHIVE]